UGENTO – Quanto vale realmente il turismo per Ugento e, soprattutto, quanto di quella ricchezza rimane sul territorio? La domanda è tutt’altro che teorica. Secondo la stima elaborata da Sociometrica sulla ricchezza prodotta dalle destinazioni turistiche e ripresa nel rapporto dedicato ai comuni italiani a maggiore vocazione turistica, il comparto turistico di Ugento genera un valore economico stimato in circa 252 milioni di euro all’anno. Una cifra enorme se rapportata alle dimensioni del Comune e agli poco meno di 12 mila residenti. Ugento, attraverso le sue marine e il sistema delle strutture ricettive, degli affitti turistici, della ristorazione, del commercio e dei servizi, è quindi capace di movimentare ogni anno una quantità di ricchezza considerevole.
Eppure, quando si passa dalla ricchezza generata dal turismo alle condizioni economiche della popolazione residente, il quadro diventa molto meno brillante. Nel 2024 il reddito medio dichiarato dai contribuenti ugentini è stato di 15.433 euro, un dato che colloca Ugento al 92° posto su 96 comuni della provincia di Lecce. Ancora più significativo è il fatto che il 57,3% dei contribuenti dichiari meno di 15 mila euro all’anno. Non significa, naturalmente, che ogni euro prodotto dal turismo debba trasformarsi direttamente in reddito dei residenti: i 252 milioni sono una stima del valore economico generato dal sistema turistico, mentre i 15.433 euro rappresentano il reddito medio dichiarato per contribuente. Sono quindi grandezze diverse e non possono essere messe contabilmente sullo stesso piano. Il confronto, tuttavia, pone una questione che l’amministrazione pubblica dovrebbe avere il coraggio di affrontare: se Ugento è capace di generare una ricchezza turistica di questa dimensione, perché una parte così importante della popolazione continua a vivere con livelli di reddito relativamente bassi?
La questione diventa ancora più interessante se si considera che il turismo non porta soltanto entrate. Porta anche costi. Nei mesi di maggiore afflusso il territorio deve garantire una quantità di servizi molto superiore a quella necessaria per la popolazione residente: raccolta e smaltimento dei rifiuti, pulizia delle strade e delle aree pubbliche, manutenzione, illuminazione, viabilità, sicurezza, gestione delle spiagge e del territorio, servizi idrici e fognari, interventi sulle infrastrutture e una serie di attività che devono essere organizzate per sostenere una presenza turistica che in estate moltiplica la popolazione effettivamente presente sul territorio. Una parte di questi costi viene inevitabilmente sostenuta dalla collettività attraverso la fiscalità e la spesa pubblica.
Questo significa che nel bilancio del turismo ugentino non possono essere considerati soltanto gli incassi delle strutture ricettive, dei ristoranti, delle attività commerciali e degli affitti. Bisognerebbe calcolare anche quanto costa alla comunità mantenere ogni anno un territorio adeguato a sostenere questa pressione turistica. E soprattutto bisognerebbe capire chi incassa la ricchezza prodotta e chi sostiene i costi necessari per produrla.
È qui che entra in gioco anche la struttura proprietaria dell’economia turistica. Quanti appartamenti destinati agli affitti brevi appartengono a cittadini residenti a Ugento? Quanti sono invece di proprietà di persone che vivono in altre città, in altre regioni o all’estero? Quante imprese che lavorano con il turismo hanno la propria sede effettiva a Ugento? Quanti lavoratori stagionali sono residenti stabilmente nel Comune? Quanto reddito prodotto dalle attività turistiche viene quindi dichiarato da contribuenti ugentini e quanto, invece, viene contabilizzato da soggetti economici che hanno sede fiscale o residenza altrove?
Sono domande alle quali oggi non possiamo rispondere con un numero complessivo, e proprio per questo sarebbe sbagliato affermare senza ulteriori verifiche che Ugento sia vittima di una vera e propria “economia predatoria”. Ma il tema dell’estrazione di valore dal territorio esiste e merita di essere studiato. Se una destinazione produce centinaia di milioni di euro di ricchezza turistica e contemporaneamente registra redditi medi relativamente bassi, una delle prime cose da verificare è proprio quanta parte di quel valore rimanga nell’economia locale e quanta venga trasferita altrove.
Il problema non riguarda soltanto il reddito degli adulti che oggi lavorano. Riguarda soprattutto i giovani e il futuro demografico della città. Ugento nel 2014 contava 12.507 residenti, mentre nel 2024 è scesa a 11.891, con una perdita di 616 abitanti in dieci anni, pari a circa il 4,9%. Il dato diventa ancora più significativo se inserito in una tendenza di progressivo invecchiamento della popolazione. Una città può anche registrare milioni di euro di attività economica durante la stagione estiva, ma se contemporaneamente perde residenti, non riesce a creare occupazione qualificata e vede i propri giovani costretti a cercare altrove opportunità professionali e salariali, significa che qualcosa nel modello di sviluppo non sta funzionando come dovrebbe.
È probabilmente questo il punto più importante dell’intera questione. Il turismo può riempire le strutture ricettive senza riempire il futuro di una comunità. Può aumentare le presenze senza aumentare nella stessa proporzione i redditi dei residenti. Può far crescere il valore degli immobili senza creare nuove opportunità per chi vorrebbe acquistare casa e costruire qui la propria vita. Può generare lavoro stagionale senza offrire necessariamente ai giovani un percorso professionale stabile e qualificato.
Il rischio è quello di un’economia sempre più dipendente da pochi mesi dell’anno, nella quale una parte importante delle opportunità è concentrata nella stagione turistica e una quota dei ricavi può essere intercettata da proprietari, imprese e operatori che non necessariamente vivono a Ugento tutto l’anno. Nel frattempo, i residenti devono continuare a sostenere il costo dei servizi e affrontare problemi strutturali come la difficoltà di trovare occupazioni qualificate, la stagionalità del lavoro, il costo delle abitazioni e la necessità, per molti giovani, di spostarsi verso altri territori per costruire il proprio futuro.
Per questo il dato sui 252 milioni di euro di valore turistico non dovrebbe essere utilizzato semplicemente per vantarsi del successo di Ugento come destinazione. Dovrebbe diventare l’inizio di una discussione molto più seria sulla qualità dello sviluppo economico prodotto dal turismo. Se davvero ogni anno il territorio è in grado di generare una ricchezza di questa dimensione, l’obiettivo dell’amministrazione dovrebbe essere quello di fare in modo che una quota sempre maggiore di quel valore resti nella comunità, finanzi investimenti, produca occupazione stabile, sostenga le imprese locali e contribuisca a creare condizioni che permettano ai giovani di rimanere.
Servirebbe, in sostanza, un vero bilancio economico del turismo ugentino. Non soltanto il numero degli arrivi e delle presenze, ma anche il fatturato generato, la proprietà degli immobili destinati agli affitti turistici, la provenienza dei proprietari, la sede delle imprese, il numero e la qualità dei posti di lavoro creati, il reddito prodotto dai residenti, il gettito fiscale, il costo dei servizi pubblici necessari a sostenere l’afflusso turistico e la quota di ricchezza che rimane effettivamente nell’economia locale.
Perché alla fine la domanda non è se Ugento abbia turismo. Ne ha moltissimo. Non è nemmeno se il turismo produca ricchezza. I numeri dicono che ne produce una quantità considerevole. La domanda vera è che cosa questa ricchezza sta lasciando alla città. Se lascia imprese più solide, lavori meglio pagati, servizi migliori, infrastrutture, opportunità per i giovani e famiglie che scelgono di rimanere, allora il modello funziona. Se invece lascia soprattutto immobili sempre più costosi, lavoro stagionale, costi pubblici crescenti, popolazione in diminuzione e giovani costretti a cercare altrove le proprie opportunità, allora il problema non è quanto turismo abbiamo, ma quanto poco siamo riusciti a trasformarlo in sviluppo duraturo per Ugento.
