Home Blog Pagina 34

Calendario 2026 AMP Porto Cesareo: presentazione a Lecce

Calendario 2026 dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo: in Provincia la presentazione

Presentazione del Calendario 2026 dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo in Provincia di Lecce

Provincia di Lecce – La presentazione ufficiale del calendario 2026 dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo si terrà giovedì 18 dicembre a Lecce, presso palazzo Adorno. L’evento, inserito nel progetto “Radici”, si propone di valorizzare e conservare la memoria identitaria del territorio del Parco marino, fondamentale per il Basso Salento.

La cerimonia avrà inizio alle ore 10:30 e vedrà la partecipazione di autorità e rappresentanti istituzionali tra cui Fabio Tarantino, presidente della Provincia di Lecce, Silvia Tarantino, sindaca di Porto Cesareo, Pippi Mellone, sindaco di Nardò, e Pasquale Coppola, presidente del Consorzio di Gestione dell’AMP Porto Cesareo. Animeranno l’incontro anche Marco Dadamo, direttore dell’area marina protetta, e i membri del Consorzio stesso.

Il progetto “Radici” si caratterizza per la sua impostazione visiva: attraverso scatti suggestivi, l’obiettivo è creare un archivio fotografico che racconti e conservi la memoria storica e culturale del territorio del Parco. La scelta di immagini evocative vuole non solo celebrare le bellezze del mare e delle coste salentine, ma anche rafforzare il senso di appartenenza e identità tra le comunità locali.

La presentazione, oltre a evidenziare l’aspetto estetico e rappresentativo del calendario, intende sensibilizzare sull’importanza della tutela dell’ambiente e della biodiversità marina di Porto Cesareo. La regione Puglia, e più precisamente il territorio salentino, si conferma così come un luogo di grande valore naturale e culturale, meritevole di attenzione e di iniziative di conservazione.

Durante l’evento saranno illustrate anche le attività di gestione e tutela previste per l’AMP nel 2026, sottolineando il ruolo strategico dell’area protetta nella tutela delle specie marine e nella promozione di pratiche sostenibili nel rispetto del patrimonio naturale.

 

Calcio e sicurezza: rafforzate le misure per Matino-Bagnolo e Galatina-Gallipoli

Attenzione massima all’ordine pubblico in occasione di due importanti appuntamenti calcistici in programma nel Salento nei prossimi giorni. Le autorità competenti hanno definito specifiche misure di sicurezza per garantire il regolare svolgimento degli incontri Matino-Bagnolo, previsto per il 18 dicembre 2025, e Galatina-Gallipoli, in calendario il 21 dicembre 2025

Per entrambe le partite è stato predisposto un piano articolato che prevede un rafforzamento dei servizi di controllo, con l’impiego coordinato delle forze dell’ordine, personale di sicurezza e steward. L’obiettivo è assicurare che l’evento sportivo si svolga in un clima di serenità, tutelando l’incolumità degli spettatori, degli atleti e di tutti gli addetti ai lavori.

Particolare attenzione sarà rivolta alla gestione dei flussi di tifosi, sia all’interno che all’esterno degli impianti sportivi, con controlli mirati agli accessi e nelle aree limitrofe agli stadi. Le autorità invitano i sostenitori a collaborare, rispettando le indicazioni fornite e adottando comportamenti corretti, nel segno dei valori positivi dello sport.

Le due gare rappresentano appuntamenti sentiti dal territorio e richiamano un notevole interesse da parte delle tifoserie. Proprio per questo, il lavoro di prevenzione e coordinamento assume un ruolo fondamentale, affinché il calcio resti una festa e un momento di aggregazione per le comunità coinvolte.

Ricorso elezioni provinciali: la difesa della Provincia

Provincia di Lecce – La questione riguardante il ricorso sull’indizione delle elezioni provinciali ha suscitato attenzione nelle ultime settimane. La Provincia, difesa dagli avvocati Giovanna Capoccia e Gianluigi Pellegrino, ha preso posizione ufficiale evidenziando le motivazioni dietro l’atto ricorsuale, ritenendolo un’ostruzione a un provvedimento volto a razionalizzare costi e funzionamento dell’ente.

Il ricorso, proposto in sede giudiziaria, mira a contestare un decreto della Provincia di Lecce che ha come obiettivo principale la razionalizzazione delle spese e l’efficientamento delle procedure amministrative, senza comunque determinare ritardi significativi nella convocazione delle elezioni provinciali. Secondo quanto dichiarato dal presidente facente funzioni Fabio Tarantino, tale iniziativa ricorsuale appare sorprendente, in quanto si contrappone ad una linea condivisa dall’UPI nazionale, che ha approvato una proposta emendativa al decreto Milleproroghe, confermando la bontà delle misure adottate dalla Provincia di Lecce.

Dal punto di vista giuridico, gli avvocati sottolineano che la norma contro cui si ricorre è una disposizione transitoria, applicabile esclusivamente alle Province elette nel precedente sistema elettorale e in fase di prima applicazione della riforma Delrio. Pertanto, la normativa si applica ad ipotesi diverse rispetto all’attuale composizione amministrativa della Provincia di Lecce, la cui tornata elettorale si svolgerà secondo principi di razionalità e ottimizzazione delle risorse, come afferma lo stesso Tarantino.

Secondo l’avvocato Pellegrino, “va evidenziato che la norma lamentata come violata riguarda aspetti temporanei e non si applica alla gestione corrente. La politica adottata dall’attuale amministrazione, ancora in carica, si basa su principi di funzionalità e efficienza, rispettando i connessi principi di razionalità amministrativa.”

Questa vicenda si inserisce nel più ampio contesto del Basso Salento e della regione Puglia, dove le dinamiche istituzionali e le scelte di riforma amministrativa si scontrano spesso con le interpretazioni giuridiche e le interpretazioni di parte. Per cittadini e enti locali, la questione potrebbe comportare effetti sulla gestione delle procedure elettorali e sulla credibilità delle istituzioni territoriali, soprattutto in un momento delicato di riforme e aggiornamenti normativi.

Fonte: Provincia di Lecce

Altre fonti: La Rivista della Provincia di Lecce

Discariche dismesse e siti contaminati, dalla Regione 1,5 milioni di euro

La Regione Puglia stanzia ulteriori 1,5 milioni di euro per sostenere i Comuni nella fase di avvio degli interventi di riqualificazione ambientale legati alle discariche dismesse e ai siti contaminati. La decisione, approvata dalla Giunta regionale, finanzia gli studi di fattibilità tecnico-economica e i primi interventi prioritari, ma riguarda esclusivamente territori del centro-nord della regione, lasciando fuori tutti i siti del Salento, compreso quello di Burgési, nel Comune di Ugento.

Un elemento che non passa inosservato e che riaccende il dibattito sulla gestione delle emergenze ambientali in una delle aree più fragili della Puglia.

I Comuni beneficiari: nessuno nel Salento

I fondi regionali sono destinati ai Comuni di Giovinazzo, Taranto, Cerignola, Manduria, Palo del Colle, Foggia, Conversano e Bitonto. La ripartizione delle risorse seguirà l’ordine di priorità stabilito a livello regionale e l’azione di riqualificazione prenderà avvio dal quinto sito in graduatoria. Per la discarica Ecoambiente di Bitonto, in località Torre d’Agera, la Regione ha individuato ASSET come soggetto attuatore.

Di fatto, il provvedimento non coinvolge alcun sito della provincia di Lecce, né prevede risorse dedicate alle storiche criticità ambientali del basso Salento.

Burgesi, esclusione che pesa sul territorio di Ugento

Tra i grandi assenti figura la discarica di Burgési, uno dei siti più noti e controversi del panorama ambientale pugliese. Situata nel territorio di Ugento, Burgési continua a rappresentare una ferita aperta per l’intera area sud-salentina, da anni al centro di preoccupazioni per l’impatto ambientale e sanitario.

L’esclusione di Burgési da questa tranche di finanziamenti evidenzia una asimmetria territoriale che alimenta interrogativi e malcontento: mentre il Nord Puglia beneficia di risorse immediate per la progettazione e l’avvio degli interventi, il Salento resta ancora in attesa di risposte concrete.

Strategia regionale ampia, ma con tempi diversi

La Regione Puglia ricorda di aver già programmato quasi 160 milioni di euro per la riqualificazione ambientale, tra fondi FESR-FSE+ 2021-2027 e Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027, destinati a 13 siti considerati a rischio ambientale. Tuttavia, la distanza tra la programmazione complessiva e gli interventi immediati continua a essere percepita dai territori come un nodo irrisolto.

Nel frattempo, resta escluso dal finanziamento anche il sito della discarica “ex Vergine” di Taranto, poiché acquisito da un gestore privato che ha assunto la responsabilità della chiusura definitiva.

Le parole dell’assessora Triggiani e le criticità aperte

«Con questo ulteriore stanziamento di 1,5 milioni di euro – ha dichiarato l’assessora regionale all’Ambiente Serena Triggiani – la Regione Puglia conferma un impegno concreto e continuo nella tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini», sottolineando il ruolo cruciale della fase progettuale per interventi efficaci e duraturi.

Parole che, tuttavia, nel Salento suonano come un impegno ancora incompleto, soprattutto alla luce dell’assenza di risorse immediate per siti come Burgési, che attendono da anni interventi strutturali di messa in sicurezza e bonifica.

Una questione di equità territoriale

Il provvedimento regionale rappresenta senza dubbio un passo avanti sul piano della pianificazione ambientale, ma pone con forza una questione di equità territoriale. La tutela dell’ambiente e della salute non può procedere a velocità diverse tra Nord e Sud della regione.

Per Ugento e per l’intero Salento, la richiesta resta chiara: pari attenzione, pari risorse e tempi certi anche per i siti più critici del territorio, affinché emergenze storiche come Burgesi possano finalmente trovare una soluzione definitiva.

Gender Hack a Ecotekne: studenti e pari opportunità

Ad Ecotekne il contest sul digital gender gap

Ad Ecotekne il contest sul digital gender gap coinvolge studenti e la consigliera Pappadà

Si è svolta il 17 dicembre presso la Community Library del complesso Ecotekne, l’evento conclusivo di Gender Hack, un contest di analisi dati dedicato a sviluppare soluzioni innovative per ridurre il digital gender gap. La manifestazione ha visto la partecipazione di studenti delle università pugliesi, tra cui l’Università del Salento, in collaborazione con altre tre università della regione.

Il progetto ha coinvolto giovani universitari, principalmente studentesse e studenti, che si sono sfidati nella fasa finale del contest, presentando i propri progetti sviluppati nel corso del percorso. La giornata iniziata alle 10 è culminata alle 16 con le presentazioni dei team, seguite dalla cerimonia di premiazione. Alla giornata ha preso parte anche Antonella Pappadà, consigliera di parità, che ha partecipato discussione nel panel intitolato “Il Digital Gender Gap e le politiche di genere data-driven”.

Durante l’intervento, Pappadà ha sottolineato l’importanza di politiche di genere fondate sui dati, evidenziando come l’utilizzo di analisi quantitative possa contribuire a superare le diseguaglianze tra uomini e donne nel mondo del digitale. Tuttavia, dall’organizzazione non emergono dettagli approfonditi sulle modalità di intervento, né riferimenti a eventuali strategie istituzionali già avviate per contrastare il divario di genere digitale nel Basso Salento o in regione.

Il contest rappresenta un esempio di azioni indirizzate ai giovani per sensibilizzare sulle disparità di accesso, competenze e opportunità nel settore tecnologico. La partecipazione di studenti di diversi atenei pugliesi testimonia il ruolo delle università come incubatori di innovazione sociale e culturale, anche in contesti territoriali come il Salento, frequentemente lontani dai grandi centri urbani.

Nonostante l’interesse, non sono stati forniti dettagli sulle policy regionali o di altri enti pubblici che possano sostenere concretamente l’unione tra formazione e azione sul digitale di genere. La presenza di Pappadà nel panel, invece, indica una volontà di dialogo tra amministrazione e giovani, anche se rimangono poco chiare le strategie future in questo ambito.

Le iniziative di questo tipo si inseriscono nel più ampio contesto di politiche regionali e nazionali volte a promuovere pari opportunità nel digitale, ma ancora mancano dati precisi sul reale impatto territorializzato e sulle misure di indirizzo adottate in provincia di Lecce e nel Basso Salento.

“Le Città dei Presepi: il Salento fa rete”

“Le città dei presepi”, quarta edizione: la conferenza stampa di presentazione in Provincia

Provincia di Lecce – Si avvicina la quarta edizione dell’iniziativa “Le Città dei Presepi”, che si svolgerà dal 25 dicembre al 6 gennaio e coinvolge diversi comuni del Basso Salento. La presentazione ufficiale del programma si terrà mercoledì 17 dicembre alle ore 11.30 nella sede della Provincia, a Palazzo Adorno.

Durante la conferenza stampa, saranno illustrati i dettagli di questa edizione, patrocinata dalla Provincia di Lecce e che mira a mettere in rete i Presepi viventi dei Comuni di Matino, Casarano, Tuglie, Sanarica, Santa Maria di Leuca, Torre Paduli e, per la prima volta, anche di Corsano. L’obiettivo è promuovere le tradizioni natalizie del territorio salentino, favorendo la partecipazione delle comunità locali e valorizzando il patrimonio culturale della regione Puglia.

All’evento interverranno figure di rilievo tra cui il presidente della Provincia di Lecce Fabio Tarantino; il sindaco di Tuglie Sìlvia Romano e il presidente dell’Associazione Tuglie Cultura Francesco Merenda. Per Casarano, presenzieranno l’assessore alla Cultura Emanuele Leggittimo e l’ideatore della rete Claudio Casciaro. Altre autorità presenti saranno il sindaco di Matino Jonny Toma e l’assessora Lucetta Barone, il primo cittadino di Sanarica Salvatore Sales, e i rappresentanti di Santa Maria di Leuca e Corsano, tra cui il sindaco di Castrignano del Capo Francesco Petracca e l’assessora Luciana Biasco.

Figura di rilievo per l’edizione di quest’anno è anche il contributo dell’Associazione Anziani Ettore Pasanisi, rappresentata a Torre Paduli, e del Museo della Civiltà Contadina. La rete dei partecipanti punta a rafforzare i legami tra i Comuni e coinvolgere le comunità in un festival diffuso che animerà le piazze, le chiese e le aree pubbliche del Basso Salento nel periodo natalizio.

Il programma, patrocinato dalla Provincia di Lecce, si inserisce in un contesto di valorizzazione delle tradizioni e delle radici culturali del territorio, contribuendo anche a promuovere il turismo locale durante le festività natalizie. La collaborazione tra enti pubblici e associazioni cittadini mira a incentivare la conservazione della memoria storica e culturale attraverso le rappresentazioni viventi dei presepi, in un’ottica di inclusione e partecipazione.

Salario Minimo In Puglia: Una Conquista A Metà Vista Da Ugento

La decisione della Corte costituzionale di respingere il ricorso del governo e consentire l’entrata in vigore della legge pugliese sul cosiddetto salario minimo negli appalti pubblici è senza dubbio una notizia politicamente rilevante. Per la prima volta in Italia, una Regione introduce una soglia salariale di riferimento – nove euro lordi l’ora – seppur limitata ai lavoratori impiegati negli appalti della pubblica amministrazione.

Una misura che, nei principi, parla un linguaggio chiaramente progressista: contrastare il dumping salariale, impedire che le aziende vincano gare pubbliche comprimendo il costo del lavoro, tutelare i lavoratori più fragili. Eppure, se osservata da un territorio come Ugento e più in generale dal basso Salento, questa conquista rischia di apparire parziale e persino contraddittoria.

Una tutela che non riguarda tutti

Da una prospettiva autenticamente di sinistra, è difficile esultare senza riserve. Il rischio evidente è quello di creare l’ennesima frattura tra lavoratori “tutelati” e lavoratori di serie B: da un lato i dipendenti delle aziende che operano negli appalti pubblici, dall’altro la massa dei lavoratori del settore privato, che continueranno a percepire salari ben al di sotto di quella soglia simbolica dei nove euro.

In territori come Ugento, dove il lavoro pubblico e para‑pubblico rappresenta solo una parte dell’occupazione complessiva, questa misura finisce per rafforzare una disuguaglianza già esistente tra chi lavora, direttamente o indirettamente, per lo Stato e chi invece è impiegato in settori molto più esposti allo sfruttamento.

Ugento e l’economia del turismo povero

Guardarsi in faccia significa riconoscere un dato strutturale: l’economia pugliese, e quella salentina in particolare, si regge sempre di più sul comparto turistico. Un settore che, nei fatti, paga ben meno dei nove euro lordi all’ora e che spesso basa la propria competitività su stagionalità estrema, precarietà e orari di lavoro insostenibili.

A Ugento questo è evidente. Alberghi, villaggi turistici, ristorazione, stabilimenti balneari: migliaia di lavoratori stagionali sorreggono ogni anno un’economia che produce ricchezza, ma che la redistribuisce pochissimo. Turni massacranti, contratti part‑time solo sulla carta, straordinari non pagati sono ancora la normalità.

Negli ultimi anni, inoltre, si è affermato sempre di più il ricorso a manodopera a basso costo proveniente da India, Pakistan e altri Paesi extra‑UE, attraverso il decreto flussi. Uno strumento che, soprattutto con il governo Meloni, ha visto un allargamento delle maglie dei controlli, diventando nei fatti un bacino di forza lavoro ricattabile, spesso priva di reali tutele.

La vera priorità politica

Se la politica regionale e nazionale volesse davvero affrontare il nodo del lavoro povero, dovrebbe avere il coraggio di spostare il baricentro del dibattito: non limitarsi agli appalti pubblici, ma parlare apertamente di salario minimo nel settore turistico.

Una scelta di questo tipo non sarebbe solo una misura di giustizia sociale. Sarebbe anche una decisione strategica per il futuro della Puglia e di territori come Ugento. Garantire salari dignitosi significherebbe attrarre lavoratori qualificati, ridurre il turnover, migliorare i servizi offerti e puntare finalmente su un turismo di qualità, capace di distinguersi non solo per il mare o il paesaggio, ma per la professionalità e la dignità del lavoro.

Una battaglia ancora aperta

La legge pugliese rappresenta un segnale politico importante, ma non può essere considerata un punto di arrivo. È, semmai, la dimostrazione che intervenire è possibile. Ora però serve coerenza: o si difende il principio che il lavoro deve essere pagato in modo dignitoso, oppure si accetta che esistano lavoratori “figli di un dio minore”.

Per Ugento e per il Salento, la vera sfida passa da qui: rompere il modello del turismo fondato sul lavoro povero e costruire uno sviluppo economico più giusto, sostenibile e umano.

Ricevi i nuovi articoli via mail, ogni lunedì.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.