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Ambiente

Salento, allarme incendi rifiuti: roghi a Lequile, Nardò e Ruffano

Una serie di incendi a impianti di rifiuti nel Salento, tra Lequile, Nardò e Ruffano, solleva interrogativi sulla sicurezza ambientale e le politiche di gestione.

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Il Salento è nuovamente sotto i riflettori per una serie di incendi che hanno interessato impianti di gestione rifiuti, sollevando preoccupazioni per la salute pubblica e l’ambiente. Dopo i roghi che il 29 agosto scorso hanno colpito l’azienda Ecotecnica alle porte di Lequile e un’altra attività in contrada Castellino a Nardò, un container di rifiuti RAEE è bruciato anche nell’ecocentro di Ruffano. Un comitato locale, tramite Emanuele, ha espresso forte preoccupazione, criticando la gestione dell’emergenza e le politiche regionali sui rifiuti.

I recenti episodi richiamano alla memoria altri eventi simili, come l’incendio del 5 giugno scorso nell’ecocentro di Francavilla Fontana. La densa nube di fumo tossico che ha invaso il territorio salentino per giorni ha generato incertezza e angoscia tra la popolazione, con segnalazioni di disturbi respiratori.

Le critiche alle Istituzioni e i dubbi sulla sicurezza

Il comitato ha evidenziato ritardi nella risposta istituzionale, sottolineando come le raccomandazioni alla cittadinanza siano giunte con circa 40 ore di ritardo dallo sviluppo del rogo di Lequile. Tra le indicazioni, l’astensione da eventi all’aperto, il divieto di usare acque di pozzo e di consumare prodotti degli orti nelle aree interessate dal fumo. Si attende con apprensione la diffusione dei dati da parte di ARPA (Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente).

Vengono sollevati interrogativi sulla capacità di un incendio boschivo di raggiungere e superare rapidamente le recinzioni di aziende che dovrebbero essere dotate di sistemi di sorveglianza e antincendio adeguati. La questione riguarda anche la sicurezza dei piani aziendali e l’opportunità dell’ubicazione di centri di stoccaggio rifiuti in aree rurali e boschive, anziché in zone industriali dedicate.

Un sistema di gestione dei rifiuti sotto accusa

Secondo il comitato, i roghi non interessano aree abbandonate, ma luoghi di lavoro attivi, impiegati nella catena dello smaltimento autorizzato e degli appalti pubblici. Viene criticato il fatto che la Puglia non abbia ancora chiuso il ciclo dei rifiuti, affidandone la gestione a un sistema industriale privato e non avendo attuato politiche pubbliche di “Rifiuti Zero”.

Il comitato esprime la convinzione che le Istituzioni e le forze dell’ordine non vigilino adeguatamente sul funzionamento di un sistema di protezione per le aree sensibili del territorio. Per questo, si ritiene necessario e improrogabile il potenziamento immediato dei controlli preventivi negli ecocentri comunali della Provincia di Lecce, nelle aziende di stoccaggio rifiuti e nelle stazioni di rifornimento carburanti. Si chiede un coordinamento congiunto e interprovinciale efficace da parte della Istituzione provinciale e della Prefettura.

La riflessione si estende a una più ampia “strategia di desertificazione del territorio” salentino, che, a detta del comitato, privilegia progetti industriali su larga scala, come l’agrivoltaico “selvaggio”, gli impianti eolici ad alto impatto e la costruzione di data center o centrali nucleari, a discapito della salute e della fisionomia del paesaggio. Il comitato chiede politiche di inversione di rotta, di contrasto alla desertificazione e che i governi locali si assumano la responsabilità dell’inquinamento strutturale e del degrado attuale.

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