C’è un esperimento che, a Ugento, sembra essere riuscito perfettamente. Non è stato condotto in laboratorio, non ha richiesto formule matematiche e non è servito nemmeno un sofisticato studio sociologico.
Sono bastate delle transenne, o comunque un intervento capace di impedire alle automobili di arrivare dove non dovrebbero.
Il risultato è sorprendente.
Sono spariti anche i rifiuti.
Succede nel cuore del Parco Naturale Regionale, in una delle aree di maggior pregio ambientale del territorio. Un luogo delicato, fatto di dune, vegetazione e paesaggio, dove per anni la presenza delle automobili aveva finito per diventare quasi una consuetudine.
E proprio qui, ai margini di quello che negli anni era diventato un parcheggio improvvisato, si era consolidata un’altra consuetudine: quella dei rifiuti.
Da tempo documentiamo quel piccolo angolo trasformato periodicamente in una sorta di discarica abusiva a cielo aperto. Sacchetti, bottiglie, cartacce e ogni genere di materiale abbandonato finivano per accumularsi proprio accanto a un’area naturale di pregio.
Un’immagine che, alla lunga, era diventata quasi parte del paesaggio.
Quasi.
Perché adesso qualcosa è cambiato.
Le automobili non arrivano più.
E, miracolosamente, non arrivano più nemmeno i rifiuti.
Le fotografie sono lì a raccontarlo meglio di qualsiasi teoria. Lo stesso spazio che prima si trasformava puntualmente in un ricettacolo di immondizia oggi appare decisamente più pulito.
Ed è proprio qui che nasce quello che, con un po’ di ironia, potremmo chiamare il “teorema dell’inciviltà”.


La formula è semplicissima: se permetti a determinate condotte di svilupparsi senza controllo, quelle condotte tendono a diventare normali. Se invece fai rispettare una regola elementare — in questo caso, impedire alle auto di occupare un’area naturale — cambia anche il tipo di frequentazione.
Detto in parole povere: se tieni lontano il SUV parcheggiato sulle dune, probabilmente aumenti le possibilità che quell’area venga frequentata da persone più attente alla natura, al paesaggio e al rispetto del luogo.
Non è una verità assoluta e non pretende di esserlo.
Ma quello che è accaduto qui rappresenta certamente una prova empirica difficile da ignorare.
Perché per anni abbiamo assistito al paradosso di un’area naturale che, anziché essere protetta, veniva progressivamente adattata alle esigenze delle automobili. Le dune stesse erano state ridisegnate e compromesse dalla necessità di creare spazio per un parcheggio che, di fatto, si era consolidato nel tempo.
E quando un parcheggio abusivo o improvvisato diventa una presenza stabile, tutto ciò che gli sta intorno rischia di adeguarsi.
Anche l’inciviltà.
È il principio della normalizzazione: se tutti vedono un’auto dove non dovrebbe esserci, quella presenza smette di sembrare eccezionale. Se accanto a quell’auto compare un sacchetto di rifiuti, il sacchetto rischia di diventare il primo di molti altri.
Poi arriva qualcuno che aggiunge una bottiglia.
Qualcun altro una busta.
E alla fine quello che era un episodio di inciviltà diventa una piccola discarica.
Ma basta interrompere il meccanismo.
Ed è esattamente ciò che sembrerebbe essere accaduto.
Le immagini del prima e del dopo valgono più di molte discussioni. Non dimostrano, naturalmente, che ogni problema ambientale possa essere risolto semplicemente chiudendo una strada. Dimostrano però una cosa molto più semplice e concreta: il modo in cui organizziamo e facciamo rispettare uno spazio condiziona anche il comportamento di chi quello spazio lo frequenta.
E allora forse la lezione da portarsi a casa è ancora più importante.
Non basta dichiarare che un’area è protetta.
Non basta chiamarla parco.
Non basta mettere un cartello che dice “vietato”.
Le regole devono essere fatte rispettare.
A tutti.
Perché una regola che nessuno controlla diventa, lentamente, un suggerimento.
E un suggerimento, in un luogo fragile come una zona dunale, può trasformarsi in un parcheggio, in un sentiero abusivo, in un’area degradata e, infine, in una discarica.
Ugento ha davanti a sé un territorio straordinario. Il Parco Regionale non è un semplice spazio vuoto nel quale decidere dove parcheggiare. È patrimonio ambientale, paesaggistico e collettivo.
La vera sfida, dunque, non dovrebbe essere trovare il modo di far convivere le dune con le automobili.
Dovrebbe essere esattamente il contrario:
fare in modo che le automobili imparino a convivere con le regole.
Perché, a quanto pare, quando le regole vengono finalmente applicate, accade anche qualcosa di molto semplice.
Le dune respirano.
E la spazzatura sparisce.
