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Cronaca

Ugento, ciclista travolto e ucciso: automobilista in carcere per omicidio stradale

Roberto Colitti, 22 anni, trasferito in carcere per la morte del ciclista Daniele Congedi a Ugento. Il Gip ha ritenuto necessaria la misura cautelare per il rischio di reiterazione del reato.

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UGENTO (Lecce) – Svolta nell’inchiesta sulla morte di Daniele Congedi, il ciclista travolto lo scorso 9 agosto lungo la strada provinciale 350, tra Ugento e Racale. Roberto Colitti, 22 anni, è stato trasferito in carcere su disposizione del Gip del Tribunale di Lecce, Francesco Valente. Il giovane è accusato di omicidio stradale aggravato dalla fuga, accogliendo la richiesta formulata dal sostituto procuratore Luigi Mastroniani.

La misura cautelare arriva a distanza di appena due giorni dall’interrogatorio preventivo. In quella circostanza, Colitti aveva scelto di rendere dichiarazioni spontanee, esprimendo dispiacere e chiedendo perdono alla famiglia Congedi, pur sostenendo di non essersi reso conto di aver investito una persona. Il 22enne aveva anche manifestato il desiderio di incontrare i genitori della vittima e descritto un momento di difficoltà personale, legato a un percorso di disintossicazione presso il Ser.D. La difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, aveva contestato le accuse, cercando di fornire una diversa lettura degli elementi raccolti dagli investigatori.

Foto: Ugento, ciclista travolto e ucciso: automobilista in carcere per omicidio stradale

Foto: Ugento, ciclista travolto e ucciso: automobilista in carcere per omicidio stradale

La decisione del giudice e i motivi del carcere

Il Gip ha però ritenuto necessario applicare la misura più severa. Alla base della decisione vi sarebbero soprattutto le valutazioni relative alla possibilità che il giovane possa nuovamente commettere reati. Nell’ordinanza vengono richiamati anche precedenti giudiziari e una precedente condanna per maltrattamenti, elementi che, secondo il giudice, non avrebbero rappresentato un deterrente sufficiente. Il Gip parla inoltre di una situazione caratterizzata da una gravità «concreta ed attuale», ritenendo che il comportamento contestato al giovane evidenzi una difficoltà ad accettare limiti alle proprie condotte.

Non ha invece assunto un peso decisivo, secondo il giudice, la scelta di Colitti di consegnare spontaneamente la patente. La restituzione del documento, infatti, non sarebbe considerata una garanzia sufficiente a impedirgli di tornare eventualmente alla guida di un altro mezzo. Per questo motivo è stata respinta anche l’ipotesi degli arresti domiciliari.

Cosa è accaduto dopo l’investimento

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la sequenza di comportamenti successivi all’impatto. Secondo la ricostruzione della Procura, Colitti era alla guida di una Lancia Y quando avrebbe colpito Congedi. L’impatto avrebbe scaraventato il ciclista prima contro il parabrezza e poi nella zona di campagna situata ai margini della carreggiata.

Gli investigatori contestano soprattutto quanto sarebbe avvenuto immediatamente dopo. La Procura sostiene infatti che il giovane sarebbe tornato più volte nel luogo dell’incidente e che, successivamente, avrebbe fatto recuperare l’automobile attraverso un carro attrezzi, facendola allontanare dal luogo del sinistro. In seguito avrebbe lasciato la zona. È proprio questa successione di eventi a essere considerata dall’accusa come un elemento indicativo della consapevolezza di quanto accaduto.

Gli accertamenti ancora in corso

L’indagine non è però conclusa. Gli inquirenti stanno infatti approfondendo diversi aspetti della vicenda. Tra questi ci sono le comunicazioni telefoniche intercorse tra il giovane e i suoi familiari nelle fasi successive all’incidente. Il contenuto delle conversazioni è oggetto di specifici accertamenti.

Un’altra consulenza dovrà invece chiarire se Colitti avesse assunto sostanze stupefacenti prima o durante la guida. L’eventuale presenza di sostanze potrebbe incidere ulteriormente sul quadro accusatorio. La Procura ha inoltre evidenziato la presenza di precedenti legati a comportamenti violenti e un quadro personale segnato, secondo gli atti dell’inchiesta, dall’uso di stupefacenti. Elementi che hanno contribuito alla valutazione sul rischio di una possibile reiterazione.

Attesa per il Riesame

La decisione del Gip apre ora un nuovo capitolo della vicenda giudiziaria. I legali del 22enne potranno infatti rivolgersi al Tribunale del Riesame per chiedere una rivalutazione della misura cautelare. Nel frattempo continueranno gli accertamenti tecnici e le consulenze disposte dalla Procura. Sul tavolo degli investigatori restano dunque ancora diversi interrogativi da chiarire sulla dinamica dell’investimento e, soprattutto, su ciò che sarebbe accaduto nelle ore immediatamente successive alla morte di Daniele Congedi. Le accuse nei confronti di Colitti dovranno naturalmente essere valutate nel corso del procedimento e non equivalgono a una condanna definitiva.

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