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Editoriali

Abbiamo una grande responsabilità

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Durante l’omelia della santa messa della vigilia di Natale celebrata nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, ci sono state alcune riflessioni del celebrante che mi hanno particolarmente colpito. Indipendentemente dalla fede di ognuno, che sia o meno credente, penso che il richiamo alla responsabilità di tutti noi adulti in questo tempo di assoluta complessità sia assolutamente opportuno e necessario. Se siamo distratti dalla frenesia del consumismo, dalla preparazione dei pranzi, addirittura dalla preoccupazione, divenuta “dovere morale” per “figurare” con l’acquisto di un presente, tendiamo inevitabilmente ad allontanarci dai canoni originari delle feste natalizie. 

Ricordo alcuni natali di tanti anni fa, quando c’erano ancora i nonni: la sistemazione dell’albero e del presepe, l’attesa di Babbo Natale e soprattutto l’aria festosa che si respirava in casa, sempre addolcita dalla preparazione di alcuni dolci tipici della nostra tradizione culinaria. Ricordo ancora gli obblighi alle partecipazioni eucaristiche, i pranzi con le “sagne”, le “orecchiette e minchiareddrhi”, oppure la classica pasta al forno. Ricordo ancora che ben sazio, attendevo di aprire il pandoro perché volevo prendere con le mani lo zucchero a velo che veniva sparso all’interno della busta. I nonni quasi sempre mi ricordavano che ai loro tempi, con la fame di un Italia del dopoguerra tutta da ricostruire, “stu bene te diu” non l’avevano mai visto, se non nei loro sogni.

Facendo un raffronto tra quei racconti e la realtà di oggi, fermandomi a riflettere un attimo, come giustamente ha osservato il celebrante, osservo quanto siamo diventati poveri di emozioni, di dolci attese, di capacità di stare insieme, di giocare con i più piccoli (quante partite a scopa con il nonno!), di viversi come comunità guardandosi negli occhi e donandoci un sorriso sincero. Ho nostalgia di quei natali! Ho nostalgia dei miei nonni e di tante persone che non ci sono più, con le quali ho vissuto una magnifica infanzia. 

Tralasciando ora i ricordi di un folle nostalgico come me, penso che sia importante prendere sul serio la riflessione di oggi: “abbiamo una grande responsabilità”, verso noi stessi e soprattutto verso i più piccoli. Non ritengo sia una questione di fede religiosa, quanto piuttosto di consapevolezza della propria identità, della propria cultura, della propria storia, perché non “possiamo non dirci cristiani”. Come possiamo pensare di essere accoglienti se abbiamo di dimenticato chi siamo, regredendo sul nostro dover essere per lasciare spazio a posizioni e avamposti ideologicamente strumentali, deleteri per la convivenza di una comunità, che pur con difetti e limiti, nasce su diritti e doveri di una civiltà secolare. Solo chi è in cattiva fede e ideologicamente pretestuoso può pensare ad una forma di razzismo culturale. C’è un obbligo ed un dovere, palesemente pedagogico, di cui noi adulti dobbiamo riappropriarci per trasmetterlo al cristiano ed al cittadino del futuro, che abbisogna di conoscere, di essere accompagnato e guidato, si direbbe sociologicamente di “interiorizzare” quegli elementi che servono a costruire quella coscienza sociale individuale che va ad innestarsi in quella collettiva. La società consumistica di oggi, la solitudine digitale che tutti indistintamente colpisce, la disfatta dell’impalcatura valoriale, che da solida è diventata liquida, sono parti di un progetto diabolico il cui scopo è colpire l’equazione uomo-cittadino-famiglia-comunità. Pensiamoci un attimo: il nostro modo di essere attua una desacralizzazione e scristianizzazione a vantaggio di una civiltà dei consumi. 

Ci si scanna per “la rrobba” quando muore un genitore! Si ricorre a sotterfugi da azzeccagarbugli per “fottere” i diritti di altri! Si ha paura di dire ciò che si pensa. Si fa capire ai più piccoli che è sempre tutto dovuto, impedendogli di “desiderare” e “sognare”. Eppure Gesù è nato in un’umile mangiatoia, povero tra i poveri! Diamo il meglio di noi stessi nel consumismo e soprattutto nel cattivo esempio, dove siamo insuperabili! Dimentichiamo la riconciliazione, la fratellanza, la semplicità delle cose che contano, l’esercizio di doveri con l’impegno sociale e politico. Abbiamo una grande responsabilità! Partiamo dalle basi: trasmettere ai bambini, prim’ancora delle nozioni scolastiche, il significato del giusto equilibrio tra un “no” ad un capriccio che distrugge ed un “si” che consentirà di costruirsi ed essere buoni cristiani e onesti cittadini.      

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