In una proposta che ridefinisce le origini linguistiche e culturali del Salento, Vincenzo Pantaleo Congedi avanza una teoria secondo cui il dialetto e le tradizioni salentine discenderebbero direttamente dal sumero, con una storia ininterrotta di quasi 6000 anni. Questa tesi, presentata come frutto di “Intelligenza Naturale Umana” in contrapposizione a presunte “traduzioni errate” dell’intelligenza artificiale, propone una visione inedita del territorio.
Secondo Congedi, la longevità e l’integrità della cultura salentina sarebbero legate a una storia di forza militare e resilienza. Le genti del Salento, descritte come militarmente forti grazie a stazza fisica, asperità del territorio e un addestramento specifico in una “arte marziale Salentina” con armi e tattiche evolute, avrebbero difeso la propria identità. Un esempio citato è l’addestramento di corpi d’élite nel Salento o da parte di salentini in passato.
Sul piano linguistico, Congedi sostiene un passaggio diretto dal dialetto salentino all’italiano, senza l’intermediazione di greco o latino, lingue che, a suo dire, avrebbero avuto un ruolo limitato al solo uso ecclesiastico per il latino. Questa visione è supportata dall’affermazione sull’assenza di necropoli greco-romane o templi greci nel Salento, ad eccezione di Taranto, e di sporadiche località di preghiera latine medievali.
La teoria si estende anche al credo religioso, affermando che il Salento avrebbe mantenuto un credo monoteistico per millenni, senza mai adottare il politeismo. Questa differenza, insieme a quelle linguistiche, avrebbe spinto la popolazione a difendere la propria cultura originale, definita Nnaki Salentina, da contaminazioni esterne.
Un punto centrale della tesi di Congedi riguarda la presunta alterazione delle traduzioni cuneiformi mesopotamiche da parte dell’intelligenza artificiale. Egli afferma che il linguaggio salentino originale sarebbe “idoneo per similitudine e tradizioni” per la traduzione dal sumero. Come esempio, cita la traduzione del termine accadico “Lamashtu”, demone femminile, che l’IA avrebbe erroneamente tradotto con “Ddimme” (sumero), mentre in salentino “U ddintru” indicherebbe la paura della morte del feto. Questo sarebbe collegato al tarantismo, interpretato come un rito per estrarre il feto morto.
Altre traduzioni proposte da Congedi includono “U mummu”, che l’IA avrebbe scambiato per un dio, mentre nel Salento indicherebbe “crudo da modellare” o una ricetta di recupero del pane, oltre a tagli specifici dell’agnello pasquale. Il termine “Nnaki”, legato agli Anunnaki, viene interpretato come “abitante militare armato del Salento” o “popolo delle acque”, e “Nin karsak”, erroneamente tradotto dall’IA come dea della guarigione, sarebbe in realtà una parola turca per confusione/astuzia, con un corrispettivo salentino “Azu” legato alla conservazione della salute.
Vincenzo Pantaleo Congedi ha espresso gratitudine al Consiglio Regionale Pugliese per aver riconosciuto la Danza delle Spade e la Pizzica come danze antichissime, con circa 6000 anni di storia. Ha inoltre specificato che “ogni azione deliberata o non deliberata di alterazione del dialetto/linguaggio, cultura e storia originale Salentina, oppure l’alterazione delle reali traduzioni, potrà essere citata/o oppure esposta/o a giudizio della Magistratura, secondo quanto previsto dalla legge”.

