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Olio, crisi profonda: Comitato propone patto, minaccia protesta Fiera del Levante

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Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo lancia un allarme grave per il settore dell’olio extravergine d’oliva italiano, chiedendo un “patto” urgente con la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) per smaltire 111mila quintali di prodotto invenduto e garantire prezzi sostenibili per la prossima campagna. La crisi minaccia il futuro di 600mila aziende olivicole e 4.475 frantoi. Se le misure proposte non avranno seguito, il 19 settembre è prevista una grande manifestazione a Bari, in concomitanza con l’inaugurazione della Fiera del Levante. Esposti-denuncia sono stati presentati alle Procure di Bari, Palermo e Catanzaro per contrastare le frodi.

La situazione è critica, con oltre il 50% della produzione della scorsa campagna, tra cui olio Dop, Igp e 100% italiano, che giace inutilizzato nelle cisterne di Puglia, Sicilia e Calabria. Il Comitato, che rappresenta la maggioranza della filiera, ha preso atto delle proposte governative, ma sottolinea l’urgenza di azioni concrete per evitare il default delle campagne 2026 e 2027.

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Richiesta di un tavolo di crisi e accordo con la GDO

Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo sollecita un tavolo di crisi permanente per implementare misure immediate. Si chiede al governo di farsi garante di un accordo tra il mondo olivicolo-oleario e le cinque principali catene della distribuzione. L’obiettivo è duplice: esaurire le attuali giacenze e stabilire, entro i primi giorni di settembre, un patto che assicuri l’acquisto dell’olio extravergine d’oliva della prossima campagna a un prezzo equo. Questo prezzo deve soddisfare le esigenze della GDO e, al tempo stesso, garantire redditività a OP, aziende e frantoi. Il Comitato insiste anche sull’eliminazione del “sottocosto” da parte della GDO, considerato una dinamica distorsiva per il mercato e i consumatori.

Misure di sostegno e crollo dei prezzi

Tra le altre richieste del Comitato vi sono una moratoria sui mutui per le imprese del settore, l’aumento della soglia del “de minimis” e sgravi fiscali per i produttori colpiti dalla crisi. Viene apprezzata l’attenzione ai controlli nei porti e “a scaffale” per contrastare le frodi, ma si ribadisce che “non bisogna mollare la presa”.

Il settore sta affrontando un “baratro” con un crollo del 40% del prezzo al produttore. Secondo l’indice dei costi di produzione ISMEA, per produrre un litro di olio extravergine italiano servono almeno 7,5 euro, cifra ben superiore a quanto i produttori riescono a recuperare attualmente. Questa situazione è attribuita a una “giungla” di mercato senza reciprocità e a grandi speculatori internazionali.

Esposti contro le frodi e patrimonio a rischio

A supporto delle azioni governative, il Comitato ha presentato esposti-denuncia alle Procure di Bari, Palermo e Catanzaro. Questi documenti evidenziano l’immissione sul mercato nazionale di olio estero a prezzi stracciati attraverso dinamiche “spesso opache”. Copia degli esposti è stata consegnata al Ministro Lollobrigida.

L’intero patrimonio olivicolo-oleario italiano è a rischio: oltre 600mila aziende (825mila con l’indotto), più di un milione di ettari coltivati, 4.475 frantoi e un fatturato annuo di circa 3,2 miliardi di euro. La crisi è definita “epocale”, causata da logiche speculative, frodi e interessi di operatori senza scrupoli.

Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo ribadisce che le prossime settimane saranno decisive per il futuro del comparto. La mobilitazione del 19 settembre a Bari sarà l’estrema ratio se non verranno attuate risposte concrete e immediate per salvaguardare la produzione e la redditività degli olivicoltori italiani.

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