La CIA Puglia ha lanciato un allarme sulla grave crisi che sta colpendo il settore vitivinicolo regionale. Con oltre 5 milioni di ettolitri di vino invenduto nelle cantine, di cui 3 milioni a marchio IGP e DOP, l’organizzazione agricola chiede interventi immediati e a lungo termine per sostenere le imprese e l’occupazione. La situazione è stata discussa questa mattina, 6 agosto 2026, durante una conferenza stampa presso la Camera di Commercio di Bari.
Secondo i dati ufficiali di Cantina Italia-Masaf, l’enorme stock invenduto sta causando un crollo della redditività per le imprese pugliesi, con pesanti ripercussioni economiche e occupazionali. La parte più consistente delle giacenze è costituita da vini a marchio IGP e DOP, evidenziando la profondità della crisi che non risparmia neanche i prodotti di qualità.
Le cause della crisi
Giannicola D’Amico, vicepresidente di CIA Puglia, ha spiegato che la crisi è iniziata nel post-Covid per poi aggravarsi considerevolmente nell’anno corrente. Tra i fattori determinanti, ha citato l’aumento dei costi di produzione, i danni fitosanitari causati da eventi calamitosi, il calo dei consumi e dell’export, influenzati dal cambiamento nei gusti dei consumatori (con una preferenza crescente per rosati e bollicine) e dalle dinamiche geopolitiche. “Bisogna agire subito e bene per risollevare il comparto e rilanciarlo”, ha dichiarato D’Amico.
Le ultime due annate hanno registrato una risalita delle produzioni che, tuttavia, non è stata accompagnata da un aumento dei consumi. Questo squilibrio ha portato alle attuali giacenze nelle cantine e a un calo vertiginoso dei prezzi delle uve e del vino, in particolare per i vini rossi e quelli ad Identificazione Geografica Protetta.
Le proposte di CIA Puglia per il rilancio
La CIA Puglia ha presentato un documento con proposte concrete per affrontare la crisi. Nell’immediato, si richiede all’ICQRF di monitorare le giacenze distinguendo tra vini rossi e bianchi/rosati, di impedire che l’uva da tavola invenduta sia destinata alla vinificazione, di adottare la misura della distillazione di crisi per vini specifici e di attuare misure per dare liquidità alle aziende.
Per il medio-lungo periodo, le proposte includono l’aggiornamento del catasto vitivinicolo regionale e una sanatoria per i vigneti non censiti, l’attivazione di bandi per l’estirpazione volontaria dei vigneti meno remunerativi e incentivi per la riconversione varietale verso vitigni a bacca bianca o autoctoni richiesti dal mercato. È fondamentale, inoltre, rafforzare i controlli per assicurare che il prezzo pagato ai viticoltori non sia inferiore ai costi medi di produzione elaborati da ISMEA.
L’organizzazione agricola propone anche un piano straordinario per l’irrigazione, mirato all’efficientamento delle reti idriche, al recupero delle acque reflue e alla digitalizzazione dei turni. Sono ritenuti cruciali un piano di promozione, diversificazione e aggregazione dell’offerta, il rafforzamento dell’internazionalizzazione delle piccole aziende verso mercati emergenti, incentivando i vini prodotti con vitigni autoctoni pugliesi. Infine, la CIA Puglia suggerisce di favorire l’aggregazione dell’offerta, sostenere produzioni in linea con le nuove tendenze di consumo, avviare campagne di comunicazione sui vitigni autoctoni e rafforzare il turismo enologico nelle aziende vitivinicole della regione.


















