Non ci resta che piangere
Non c’è titolo più azzeccato per definire l’attuale stallo democratico, ormai solidificatosi nel Consiglio comunale e che continua a principiare un mondo onirico dal quale ci si dovrebbe svegliare al più presto. Tralascio la polemica sulla TARI! Sono lacrime da coccodrillo. Ciò che si legge sui social fotografa una realtà plastica invisibile. Ciò che si osserva ovunque (vedere è altra cosa!) disegna un mondo surreale, ancorato a consuetudini desuete, fuori dal tempo e dallo spazio, discutibili sui contenuti e sul piano di adeguate visioni prospettiche. Accade che la forza dei numeri della maggioranza politica, che è minoranza degli elettori, si scontri con i ritardi e gli errori della minoranza, che è invece maggioranza numerica.
Dietro al respingimento di proposte valide, da mettere sul tavolo del confronto democratico, le uniche ragioni addotte si saldano a opportunismi politici, salvo poi invertire l’ordine degli addendi per non cambiare nulla. Del resto, la campagna elettorale incombe e bisogna in qualche modo costruirsi una nuova maschera propagandistica, per presentarsi come unici capaci e competenti. Nulla di nuovo sotto il sole! Da anni l’originalità appartiene a chi determina le sorti di una comunità che non è stata mai messa nelle condizioni di diventare tale. Sentirsi “popolo”. Ci sono i giochetti delle alternative di comodo. La tua iniziativa è a prescindere sbagliata perché non sei schierato dalla mia parte. Sei contro di me e non hai diritto né di pensare, né di parlare! Altro che, come sostiene qualcuno, “creare occasioni perché ciascuno possa costruirsi un pensiero libero e consapevole”. Quella stessa idea viene scopiazzata, riproposta con un fiocco nuovo e colorato.
Ci si erge a risolutori di tutti i problemi. Accontentarne pochi per scontentarne moltissimi. Sarebbe fin troppo facile chiudersi ideologicamente ne te l’avevo detto! La verità è che tutti sanno! Tutti sono al corrente di tutto perché ogni cittadino è dotato di intelletto per comprendere ciò che legge, vede e ascolta. Preferisce però starsene sull’uscio a guardare! Manca la capacità di discernere, valutare i fatti con obiettività ed onestà intellettuale, i meriti e demeriti, le vittorie e le sconfitte, i risultati ed i fallimenti. La politica deve tornare ad avere come obiettivo quello di risolvere i problemi, non quello di stabilire chi possa rivendicare il merito di una decisione. Non deve prevalere la logica “lo facciamo noi, non voi”, perché si inculca nelle menti un messaggio culturalmente devastante. A proposito, ricordiamoci che la cultura è ben altra cosa rispetto all’istruzione!
Sbirciando diacronicamente in vecchi faldoni ingialliti dal tempo e impreziositi dalla polvere, mi ha incuriosito l’onnipresente impegno elettorale “a far diventare il Comune la casa del cittadino”. Obiettivo nobile! Di grande impatto mediatico, ma irrealizzato e irrealizzabile per i prossimi mille anni. Ciò che si prospetta all’orizzonte si accomuna ad una irrisoria sostituzione di qualche giocatore e non del modo di giocare. Non sono registrabili, e mancano, serietà, coerenza, trasparenza, capacità di collaborare e quella disciplina ed onore solo blaterate. Si prediligono e si prediligeranno gli interessi di pochi a discapito di quelli dei molti, dell’interesse collettivo. Dobbiamo dircelo! Vale per tutti, dal primo all’ultimo eletto! Per la maggioranza come per la minoranza. Sbalordisce come dinanzi a talune storture amministrative non si registri uno scatto di orgoglio personale e di dignità politica, di sana rivoluzione civile perché l’indifferenza non fa altro che fossilizzare la libertà di pensiero, spegnendo ogni fiamma di sana critica democratica. Questa non è democrazia!
L’atavica “quistione” ambientale nasce in quel lontano Consiglio comunale allorquando si sentenziò sulle premesse per trasformare Ugento nella pattumiera del Salento. Si sono alternate idee, progetti, indirizzi politici e soprattutto milioni di euro. È cambiato qualcosa?
Ci sorbiamo gli effetti di una violenza ambientale che si sta completando con gli incendi di questi tempi. Cancellatori di storia, identità e di valore sociale, economico, paesaggistico e ambientale. Perché costituire ora una “Consulta dell’Ambiente e del Territorio”, quando tutti sanno che sarebbe un aborto spontaneo? Come mai, nessuno della maggioranza e della minoranza ha parlato e parla della famigerata assemblea annuale pubblica necessaria ad illustrare i dati delle analisi previste già dal 2017? Possibile che non si riesca a fare una buona politica?
Noi ugentini siamo incapaci di pensare ad un futuro. Di immaginarlo, di costruirlo come comunità politica matura. Siamo disfattisti, incapaci di unire, di riconoscere il valore delle idee e portarle avanti. Siamo abilissimi ad ostacolare, a disunire, a dividerci con il gusto del pettegolezzo, seminare zizzania e ad etichettare. Gli ultimi lustri ci raccontano di una democrazia in decadenza, mortificata dall’uomo solo al comando e dai molti “yes man” succedutisi nel tempo. Protagonisti assoluti dell’alzata di mano al richiamo del lupo nella foresta! La democrazia ugentina è ormai patologicamente irreversibile a causa di un anarchismo unidirezionale, culturalmente decostruito. Ecco perché non ci resta che piangere!
