Castro (Lecce) – Una nuova ricerca scientifica aggiunge un capitolo inedito alla storia di Grotta Romanelli, uno dei siti più significativi del Salento. Uno studio interdisciplinare, coordinato dalla Sapienza Università di Roma e pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences, ha stabilito che la grotta fu frequentata anche in epoca medievale, estendendo di migliaia di anni il periodo di presenza umana nel luogo.
Le analisi e le datazioni radiometriche, effettuate su resti scheletrici di tre individui – un adulto e due bambini – rinvenuti nella grotta oltre un secolo fa, hanno rivelato la loro appartenenza a un periodo molto più recente rispetto al Paleolitico, per il quale il sito era già noto. Questo risultato apre nuove prospettive sulla vita e le comunità che abitarono il territorio salentino durante il Medioevo.
Come già confermato da iniziative che vedono il coinvolgimento dell’ateneo romano, come la conferma dell’innovazione scolastica a Roma per un istituto salentino (leggi qui), la ricerca è stata coordinata da Raffaele Sardella del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma. I resti, conservati presso il Museo di Antropologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, sono stati sottoposti per la prima volta a datazioni precise.
«Le nuove datazioni ci obbligano a guardare Grotta Romanelli con occhi diversi», ha spiegato Raffaele Sardella, che coordina le ricerche dal 2015. «Fino ad oggi l’avevamo considerata soprattutto uno straordinario archivio del Paleolitico, ora scopriamo che la sua storia è molto più lunga e articolata».
Anche le circostanze del rinvenimento e della conservazione dei reperti sono significative. «I resti, scoperti nel 1900 e trasferiti a Napoli nel 1914», ha sottolineato Maria Nicolaci del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza, «possono essere nuovamente interrogati grazie alle tecniche di datazione più avanzate e offrire nuove informazioni sulle popolazioni che hanno abitato il territorio».
Un lavoro di squadra per il Salento
Il progetto di ricerca è frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto diversi dipartimenti della Sapienza e altre importanti istituzioni. Tra queste, il Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il CNR-GEO, il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Torino e il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano.
Un ruolo fondamentale nelle datazioni radiometriche è stato svolto dal CEDAD – Centro di Datazione e Diagnostica del Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio de Giorgi” dell’Università del Salento. Questa sinergia tra enti di ricerca contribuisce ad ampliare la conoscenza di un patrimonio di valore universale.
La città di Castro si dichiara orgogliosa di custodire e valorizzare un sito che appartiene alla comunità locale e, al contempo, alla storia dell’umanità. Ulteriori indagini sono attese per ricostruire questa parte ancora poco conosciuta della storia del Salento.

