Le aggressioni che hanno coinvolto alcune persone a Noicattaro, nel Barese, e a Gallipoli, nel Salento, hanno alimentato negli ultimi giorni un acceso dibattito sulla possibile presenza di lupi e, soprattutto, sulla reale identità degli animali coinvolti.
A fare chiarezza arriva un comunicato diffuso dal progetto Wolf Puglia, che invita alla prudenza nell’attribuire con certezza gli episodi alla specie Canis lupus. Una precisazione tutt’altro che secondaria: allo stato attuale, infatti, non esiste ancora la conferma scientifica che le aggressioni siano state compiute da lupi, né a Noicattaro né a Gallipoli.
Il caso di Noicattaro
Nel territorio di Noicattaro sono stati effettivamente avvistati in più occasioni due esemplari di canide in aree urbanizzate. Gli animali sarebbero stati immortalati anche dalle fototrappole utilizzate nell’ambito del progetto Wolf Puglia.
Secondo quanto spiegato nel comunicato, potrebbero trattarsi di lupi cosiddetti “confidenti”, cioè animali che hanno sviluppato una particolare tolleranza nei confronti della presenza umana e che, proprio per questo, possono rappresentare un potenziale problema per la pubblica sicurezza.
Per questi casi esiste uno specifico protocollo ISPRA. La Regione Puglia ha quindi richiesto e ottenuto da ISPRA una deroga per procedere, in via precauzionale, alla rimozione e alla dislocazione dell’animale.
È inoltre al lavoro una task force per la cattura, alla quale partecipa anche il progetto Wolf Puglia.
Ma la domanda centrale rimane: è stato davvero un lupo ad aggredire i bambini? La risposta, al momento, è: non è ancora possibile dirlo con certezza. Per stabilirlo sarà necessario attendere l’analisi del DNA prelevato durante l’evento e confrontarlo con quello dell’animale ritenuto responsabile. Gli esami sono attualmente in corso.
E a Gallipoli?
La situazione di Gallipoli presenta elementi differenti, ma anche in questo caso il progetto invita a non arrivare a conclusioni definitive prima degli accertamenti genetici.
Il monitoraggio dell’area, iniziato con il progetto Hic Sunt Lupi e successivamente proseguito con Wolf Puglia, ha permesso di individuare un nucleo riproduttivo.
Esiste inoltre un video dell’aggressione, elemento che invece non sarebbe disponibile nel caso di Noicattaro. Tuttavia, secondo il comunicato, la qualità delle immagini non consentirebbe di identificare con certezza la specie dell’animale.
Ed è proprio qui che entra in gioco la genetica.
Un animale può presentare caratteristiche fisiche riconducibili al lupo, ma questo non significa automaticamente che sia geneticamente un lupo. Potrebbe infatti trattarsi di un cane, di un lupo o di un ibrido cane-lupo.
Anche a Gallipoli sono in corso le analisi del DNA, in questo caso prelevato dagli indumenti della persona aggredita.
Una cosa, però, secondo Wolf Puglia, non cambia: l’animale responsabile dell’aggressione dovrà essere individuato e rimosso, indipendentemente dal fatto che si tratti di un cane, di un lupo o di un ibrido.
La foto dei lupi: attenzione a non confondere i luoghi
Un altro elemento che merita attenzione riguarda la comunicazione delle immagini.
La fotografia allegata al comunicato di Wolf Puglia, infatti, è un’immagine estratta da una fototrappola del progetto e viene utilizzata per documentare la presenza dei canidi monitorati.
È importante però non attribuire automaticamente quella fotografia agli episodi di aggressione di Gallipoli.
Le immagini relative ai lupi di Noicattaro e quelle riguardanti il monitoraggio nell’area di Gallipoli appartengono a contesti diversi e non costituiscono, da sole, la prova che l’animale immortalato sia quello responsabile dell’aggressione.
È proprio questo uno dei punti sui quali il progetto chiede maggiore prudenza.
Perché il DNA è così importante
Le fototrappole e i video restituiscono il fenotipo, cioè l’aspetto esteriore dell’animale. Non permettono però di stabilirne con certezza l’identità genetica.
L’analisi del DNA può invece chiarire se ci si trovi davanti a un lupo, a un cane oppure a un ibrido.
Un aspetto particolarmente rilevante considerando che l’ibridazione tra lupo e cane è ormai documentata in diverse aree italiane.
Il comunicato cita un recente studio scientifico, tra i cui autori figura anche Paolo Ciucci, responsabile scientifico del progetto Wolf Puglia. Su 748 esemplari deceduti analizzati e recuperati tra il 2020 e il 2024, il 46,7% dei lupi è risultato ibridato con il cane. Una quota significativa degli ibridi sarebbe inoltre riconducibile a eventi di ibridazione relativamente recenti.
Numeri che, secondo Wolf Puglia, rendono ancora più importante attendere gli esiti delle analisi genetiche prima di attribuire con certezza un’aggressione a un lupo.
Ma un lupo può attaccare una persona?
Sì. Anche su questo punto il progetto invita però a evitare semplificazioni.
Gli attacchi dei lupi alle persone sono eventi estremamente rari, ma non possono essere considerati impossibili. Esistono infatti episodi documentati e accertati anche in tempi recenti.
Il punto, dunque, non è escludere a priori la responsabilità del lupo, ma attendere che le indagini stabiliscano quale animale sia effettivamente coinvolto.
Parallelamente, il comunicato ricorda quanto siano più numerosi gli episodi di aggressione riconducibili ai cani. Secondo i dati riportati da Wolf Puglia, in Italia 54 persone sono state uccise da cani nell’arco di 17 anni, con una media di 3,17 vittime all’anno. Il 56% degli animali coinvolti sarebbe stato di proprietà.
La comunicazione diventa quindi decisiva
Il progetto Wolf Puglia sottolinea infine l’importanza della corretta informazione per ridurre il rischio di conflitti tra fauna selvatica, animali domestici e persone.
Il progetto, nato da un accordo tra Regione Puglia e CNR-IRET, è attivo sull’intero territorio regionale e fornisce supporto scientifico alla Regione anche nella gestione dei casi che coinvolgono la specie.
Il messaggio finale è dunque piuttosto chiaro: prudenza, analisi scientifiche e niente conclusioni affrettate. A Noicattaro e Gallipoli ci sono episodi che destano preoccupazione e che devono essere affrontati con la massima attenzione. Ma chiamarle già oggi, con certezza, “aggressioni da lupo” significa andare oltre ciò che le prove scientifiche disponibili consentono di affermare.
E proprio per questo, prima di trasformare un’immagine di una fototrappola o un video in una certezza, bisognerà attendere il responso del DNA.
Fonte: comunicato diffuso dal progetto Wolf Puglia. La fotografia pubblicata nel comunicato è indicata come immagine estratta da una fototrappola del progetto Wolf Puglia.