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Puglia, Sicolo (Cia): ‘Basta speculazioni sul grano duro, difendiamo i nostri agricoltori’

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Un grido d’allarme potente e chiaro arriva dalla Cia Puglia per difendere il cuore dell’agricoltura salentina e pugliese: il grano duro. Il presidente Gennaro Sicolo ha lanciato un appello senza mezzi termini contro le speculazioni selvagge che stanno mettendo in ginocchio migliaia di agricoltori, minacciando non solo il loro reddito, ma anche la qualità del prodotto finale che arriva sulle tavole dei consumatori.

La denuncia è netta: il mercato del grano duro è profondamente alterato da un uso distorto delle importazioni. Negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto proporzioni allarmanti: nel 2023, le importazioni sono schizzate di un incredibile +40% rispetto al 2022 e di un +30% sul 2021. Una crescita che ha proseguito inesorabile nel 2024 e 2025, soprattutto da Paesi extra UE. Queste importazioni, sottolinea Sicolo, non sono un fattore neutro: vengono usate dall’industria molitoria per abbassare i prezzi e spingere fuori mercato il grano italiano.

Questo meccanismo perverso crea un eccesso artificiale di offerta, indebolendo il potere contrattuale dei nostri agricoltori e alimentando dinamiche puramente speculative. Il risultato? Una filiera completamente squilibrata, dove chi produce subisce perdite enormi, mentre chi trasforma incassa profitti esorbitanti.

Controlli immediati e stop alle importazioni predatorie

Per la Cia Puglia, serve una svolta immediata e decisa sul fronte dei controlli portuali. La richiesta è chiara e forte, rivolta ai Ministri dell’Agricoltura e della Sanità, e all’Assessore regionale all’Agricoltura della Puglia: TUTTE le navi con carichi di grano duro devono essere controllate nei porti pugliesi e italiani. “Nessuna esclusa!” tuona Sicolo, evidenziando come gli attuali controlli, a campione e spesso discrezionali, siano del tutto insufficienti a garantire la sicurezza alimentare e la legalità.

Si invoca un sistema di verifiche strutturato, generalizzato e permanente, che veda un coinvolgimento coordinato di Carabinieri dei NAS, Guardia di Finanza, Sanità marittima e Osservatorio fitopatologico regionale. Controlli incrociati, con competenze diverse, per assicurare trasparenza e sicurezza alimentare, verificando violazioni doganali, standard sanitari, ambientali e merceologici (micotossine, pesticidi, radioattività e destinazione effettiva del grano).

Un’altra piaga da estirpare è l’uso, spesso fraudolento, del “perfezionamento attivo”, una pratica che applica una tassa doganale agevolata. La Cia Puglia chiede che il Ministero dell’Agricoltura, insieme alle organizzazioni agricole, esamini preventivamente le condizioni economiche per evitare di danneggiare i produttori italiani. La proposta è drastica ma necessaria: bloccare le importazioni già dai prossimi giorni e fino a dicembre 2026, considerando che le scorte attuali nei magazzini molitori sono più che sufficienti. “Ulteriori importazioni prima della prossima raccolta e nei 5 mesi successivi costituiscono esclusivamente un’azione predatoria nei confronti del grano duro italiano”, conclude Sicolo.

Prezzi al ribasso e agricoltori in ginocchio

I numeri parlano chiaro e fanno male: il prezzo del grano duro è crollato da oltre 50 €/q.le nel 2023 agli attuali 28 €/q.le. Un prezzo che non si vedeva da 40 anni e che non trova giustificazione nei dati produttivi, visto che la produzione nazionale è rimasta costante negli ultimi cinque anni. Anzi, in Italia, la superficie coltivata a grano duro si è ridotta del 40% negli ultimi 30 anni, proprio a causa dei prezzi irrisori imposti dall’industria molitoria.

Le stime dell’Ismea sono impietose: gli agricoltori sono costretti a vendere in perdita. A fronte di un costo medio di 1170 euro per ettaro, l’industria riconosce appena 700 euro. “Costringere gli agricoltori a vendere sotto costo è illegale!”, ribadisce con forza Gennaro Sicolo, sottolineando l’urgenza di un intervento che tuteli chi lavora la terra e produce eccellenze per il nostro Salento e per tutta l’Italia.

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