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Politica

Gallipoli, Fasano ‘capovolge’ la città: piano strategico fino al 2030

A Gallipoli, il sindaco Flavio Fasano lancia un ambizioso piano strategico al 2030, focalizzato su porto e turismo, per un nuovo modello di sviluppo. Scopri le priorità.

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C’è un momento, nella vita amministrativa di una città, in cui dalle parole bisogna necessariamente passare ai fatti. E a Gallipoli quel momento sembra essere arrivato.

A pochi mesi dal suo insediamento, il sindaco Flavio Fasano ha scelto di mettere sul tavolo una visione precisa della città: una lunga conferenza stampa per spiegare dove vuole portare Gallipoli, quali sono le priorità e, soprattutto, quale direzione dovrà seguire la macchina amministrativa nei prossimi anni.

Non il solito elenco di opere da inaugurare, né una collezione di promesse buone per occupare qualche titolo sui giornali. Il punto centrale è un altro: un piano strategico triennale con uno sguardo che arriva fino al 2030, nel quale il porto, il turismo e la capacità di programmare il futuro della città diventano assi fondamentali dell’azione amministrativa.

È una differenza non secondaria.

Perché una città turistica come Gallipoli non può vivere eternamente di rendita sulla propria bellezza, sul mare, sulla movida e sulla capacità spontanea degli operatori economici di attirare visitatori. Serve una strategia. Serve sapere dove si vuole andare e, soprattutto, avere un’amministrazione capace di indicare una rotta anche a chi investe.

Ed è probabilmente proprio questo il primo elemento di discontinuità che emerge dall’azione di Fasano.

Una città che prova a cambiare passo

Diciamolo senza troppi giri di parole: l’impostazione sembra molto diversa da quella della precedente amministrazione guidata da Stefano Minerva.

Una stagione politica nella quale, almeno a giudicare dal dibattito pubblico e dalle dinamiche amministrative degli ultimi anni, è spesso sembrato prevalere il compromesso, la mediazione continua, la ricerca dell’equilibrio politico.

Minerva ha avuto certamente i suoi risultati e il suo percorso politico, fino all’approdo alla Regione Puglia. Ma è altrettanto legittimo chiedersi se, soprattutto nella fase finale della sua esperienza gallipolina, l’attenzione politica non sia stata progressivamente assorbita anche da una dimensione più ampia rispetto agli interessi immediati della città.

Fasano sembra invece voler partire da un principio diverso: prima definire una direzione, poi chiedere alla macchina amministrativa di seguirla.

È una scelta che, se mantenuta nel tempo, può cambiare profondamente il rapporto tra politica, imprese e territorio.

Il porto e il turismo non possono più viaggiare separati

Il tema portuale è decisivo.

Gallipoli non può continuare a considerare il porto soltanto come un’infrastruttura da gestire. Il porto deve diventare uno degli strumenti attraverso i quali la città costruisce la propria economia futura.

Lo stesso vale per il turismo.

Non basta riempire Gallipoli nei mesi estivi. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di costruire un modello capace di produrre valore, lavoro e investimenti durante un arco temporale molto più ampio.

Ed è qui che la prospettiva al 2030 assume un significato politico importante: non amministrare soltanto il presente, ma provare a costruire il futuro.

Se agli operatori economici, ai commercianti, agli imprenditori e agli operatori portuali viene finalmente indicato un quadro strategico nel quale muoversi, anche gli investimenti diventano più semplici da programmare.

Una città che sa dove vuole andare è una città nella quale vale maggiormente la pena investire.

E intanto qualcosa sembra già muoversi

Naturalmente, un piano strategico non si giudica da una conferenza stampa. Si giudicherà nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

Ma sarebbe altrettanto miope non riconoscere alcuni segnali.

Una Gallipoli che appare più attenta alla pulizia, che prova a rimettere ordine e che cerca di dare una prospettiva più chiara ai propri comparti economici è una città che sta almeno tentando di cambiare passo.

Poi arriveranno le verifiche, le critiche, gli errori e inevitabilmente anche le promesse non mantenute.

È il normale destino di chi governa.

Ma governare significa anche assumersi il rischio di scegliere.

L’obiezione sulla maggioranza?

In queste settimane una parte del dibattito politico sembra invece concentrarsi sulla composizione eterogenea della maggioranza che sostiene Fasano.

Una contestazione che, francamente, appare sempre più sterile se non viene accompagnata da una valutazione concreta sull’azione amministrativa.

Perché la politica italiana, soprattutto quella locale, ci ha ormai insegnato che le etichette contano molto meno delle scelte.

E allora sarebbe curioso scoprire soltanto oggi che le maggioranze possono essere trasversali, composite e capaci di mettere insieme sensibilità diverse.

Lo stesso centrosinistra, e in particolare il PD, negli ultimi anni non ha certo brillato per una linearità assoluta nelle alleanze amministrative. In provincia di Lecce non sono mancati casi di amministrazioni nelle quali esponenti del centrosinistra hanno governato insieme a forze di centrodestra, compreso Fratelli d’Italia.

Il caso di Ugento, per esempio, è lì a dimostrarlo.

Dunque, se la politica deve essere giudicata, sarebbe forse più serio farlo sulla base di ciò che produce, non soltanto sulla base delle caselle partitiche occupate.

Gallipoli davanti a una scommessa

La vera domanda, quindi, non è se la maggioranza di Fasano sia sufficientemente omogenea.

La domanda è molto più semplice: questa amministrazione riuscirà davvero a trasformare la visione presentata in questi mesi in risultati concreti?

Per ora la risposta non può che essere prudente.

Ma una cosa può essere detta.

Fasano sembra aver capito che Gallipoli non ha bisogno soltanto di essere amministrata. Ha bisogno di essere progettata.

E progettare una città significa assumersi la responsabilità di dire dove si vuole arrivare.

Il piano strategico al 2030, la centralità del porto, la programmazione turistica, l’attenzione al decoro e una maggiore chiarezza per chi vuole investire rappresentano, almeno nelle intenzioni, una rottura rispetto a una politica fatta troppo spesso di emergenze, mediazioni e compromessi.

Se tutto questo diventerà realtà, allora potremo davvero parlare di una Gallipoli capovolta.

Non perché sia cambiato soltanto il sindaco.

Ma perché sarà cambiato il modo di immaginare il futuro della città.

E questa, per Gallipoli, potrebbe essere la vera rivoluzione.

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