Perché chiunque sarà il prossimo sindaco di Ugento, quando metterà piede per la prima volta nel suo ufficio, probabilmente avrà bisogno di qualche giorno solo per capire da dove cominciare.
E non sarà una questione di maggioranza o opposizione. Non sarà una questione di destra o sinistra. Non sarà nemmeno una questione di nomi.
Sarà una questione di eredità.
Perché davanti al prossimo sindaco ci sarà un territorio che, sotto molti aspetti, sembra essere arrivato a uno dei punti più bassi della sua storia recente.
Un territorio enorme, bellissimo, ricchissimo di potenzialità, ma che oggi dà sempre più spesso l’impressione di essere lasciato andare.
Rifiuti, degrado, manutenzione, strade, illuminazione, marine, parcheggi, sicurezza, incendi, ambiente, erosione, opere pubbliche incompiute, strutture abbandonate, problemi di viabilità, servizi che durante l’estate vengono messi sotto pressione fino al limite.
E poi c’è il problema più grande di tutti: la mancanza di una direzione.
Perché una cosa è avere dei problemi.
Un’altra è avere la sensazione che i problemi siano diventati la normalità.
Il prossimo sindaco non erediterà soltanto un Comune
Erediterà un territorio che dovrà essere rimesso in ordine.
E dovrà farlo mentre una parte enorme delle energie amministrative sarà inevitabilmente assorbita dall’ordinario.
Pulire.
Riparare.
Manutenere.
Controllare.
Programmare.
Rispondere alle emergenze.
Gestire le marine.
Gestire il turismo.
Gestire i rifiuti.
Affrontare gli incendi.
Intervenire sulle criticità ambientali.
E contemporaneamente progettare il futuro.
Perché Ugento non può permettersi altri cinque anni passati semplicemente a rincorrere i problemi.
La vera emergenza è il territorio
Abbiamo raccontato negli ultimi mesi situazioni che, prese singolarmente, potrebbero sembrare piccoli problemi.
Un’area sporca.
Un cestino che non viene svuotato.
Una strada dissestata.
Un parcheggio degradato.
Un’opera pubblica inutilizzata.
Una zona delle marine lasciata al degrado.
Un incendio.
Un canale ostruito.
Una spiaggia sporca.
Un problema di illuminazione.
Un’altra segnalazione dei cittadini.
Il problema è che non sono episodi isolati.
È la somma di queste cose che restituisce l’immagine di un territorio che ha perso progressivamente la capacità di prendersi cura di sé.
E allora il prossimo sindaco avrà davanti una montagna.
Non una collina.
Una montagna.
E dovrà farlo con i soldi che ci sono
Perché c’è anche un’altra realtà con cui bisognerà fare i conti.
Non si potrà promettere tutto.
Non si potrà fare tutto.
Non si potranno inaugurare dieci opere ogni anno.
Prima bisognerà capire quanto costa mantenere quello che già esiste.
Quanto costano i servizi.
Quanto costa il sistema dei rifiuti.
Quanto costa mantenere strade, parchi, impianti e immobili.
Quanto produce realmente il turismo per il territorio.
E soprattutto quanto di quella ricchezza rimane a Ugento e quanto invece se ne va altrove.
Perché il turismo può portare milioni di euro nelle casse pubbliche e contemporaneamente lasciare ai residenti il peso delle spese, dei servizi e della pressione sul territorio.
Questa è una domanda politica. Non contabile.
E poi ci sono i giovani
Forse il problema più drammatico.
Perché possiamo sistemare una strada.
Possiamo rifare una piazza.
Possiamo piantare cento alberi.
Possiamo costruire un parcheggio.
Ma se tra dieci anni i giovani saranno ancora costretti ad andarsene per studiare, lavorare e costruirsi una vita, avremo semplicemente sistemato il palcoscenico di un paese che lentamente si svuota.
Il prossimo sindaco dovrà quindi occuparsi anche di questo.
Come facciamo a convincere un ragazzo a restare?
Dove lavora?
Dove vive?
Quanto costa una casa?
Quali opportunità trova?
Quali servizi ha?
Quale futuro gli proponiamo?
Queste domande valgono molto più di un’altra inaugurazione.
E le marine?
Torre San Giovanni, Torre Mozza e Lido Marini non possono continuare ad essere considerate semplicemente il luogo dove, per qualche mese all’anno, arrivano i turisti.
Sono parte integrante del territorio.
E sono anche il biglietto da visita di Ugento.
Il prossimo sindaco dovrà decidere una volta per tutte che cosa vuole fare delle marine.
Come gestirle.
Come proteggerle.
Come renderle vivibili.
Come organizzarne mobilità e parcheggi.
Come difenderle dall’erosione e dal degrado.
Come trasformare il turismo estivo in ricchezza distribuita sul territorio.
Il prossimo sindaco avrà davanti anche il PUG
E qui si giocherà probabilmente una delle partite più importanti.
Perché decidere come utilizzare il territorio significa decidere che Ugento avremo fra vent’anni.
Non soltanto dove costruire.
Ma dove non costruire.
Dove proteggere.
Dove investire.
Dove creare servizi.
Come collegare centro e marine.
Come tutelare il paesaggio.
Come conciliare agricoltura, turismo, ambiente e sviluppo.
Il prossimo sindaco non potrà permettersi di guardare soltanto alla prossima estate.
Dovrà guardare al 2040.
E allora sì: povero cristo
Perché diciamocelo chiaramente.
Fare il prossimo sindaco di Ugento non sarà un lavoro per deboli di cuore.
Chiunque vincerà le prossime elezioni troverà una quantità di problemi enorme.
E soprattutto troverà cittadini sempre meno disposti ad ascoltare promesse.
Perché dopo anni di annunci, progetti, finanziamenti, inaugurazioni e buoni propositi, la gente vuole una cosa molto più semplice:
vedere le cose funzionare.
Vuole strade decenti.
Vuole un territorio pulito.
Vuole sentirsi sicura.
Vuole marine dignitose.
Vuole servizi.
Vuole sapere dove finiscono i propri soldi.
Vuole vedere le opere realizzate e non soltanto progettate.
Vuole che qualcuno risponda quando segnala un problema.
Il prossimo sindaco non avrà cento giorni di luna di miele
Avrà probabilmente cento giorni per dimostrare di aver capito.
Poi inizieranno le domande.
E sarà giusto così.
Perché Ugento non ha più bisogno del sindaco che promette di cambiare tutto.
Ha bisogno del sindaco che abbia il coraggio di dire:
“Questa è la situazione. Questo è quello che possiamo fare. Questo è quello che faremo. E questi sono i tempi.”
Poi dovrà farlo.
Una cosa alla volta.
Partendo magari dalle più semplici.
Pulizia.
Manutenzione.
Sicurezza.
Decoro.
Servizi.
Trasparenza.
E finalmente una visione.
Perché forse il compito più difficile del prossimo sindaco non sarà costruire una nuova Ugento.
Sarà rimettere in piedi quella che c’è già.
E non sarà facile.
Anzi.
Sarà un lavoro durissimo.
Per questo, ancora una volta:
pover’uomo.
Ma se avrà il coraggio di affrontare davvero questa sfida, senza nascondersi dietro le responsabilità di chi lo ha preceduto e senza trasformare ogni problema in un alibi, potrebbe essere proprio lui a lasciare alla fine del mandato un territorio diverso.
Non perfetto.
Non miracolato.
Semplicemente rimesso in carreggiata.
E, oggi, per Ugento sarebbe già una piccola rivoluzione.
